Noto come poeta ma passato alla storia, va detto, anche per aver chiuso
le porte della città di Arezzo a Garibaldi reduce dalla difesa di Roma.
Figlio
(d'arte) del poeta Pietro Guadagnoli naque ad Arezzo il 15 dicembre
1798 e morì a Cortona il 14 febbraio 1858. Si dedicò all'insegnamento
di lettere tra Arezzo e Pisa fino al 1847 per diventare gonfaloniere di
Arezzo nel 1849. Reazionario in fama di liberalismo, fu facile poeta di epigrammatici lazzi ch'ebbero potenza di far ridere quando i toscani non sapeano più piangere (da "La Italia: storia di due anni, 1848-1849" Di Candido Augusto Vecchi - 1851) ().
La "Raccolta completa delle poesie giocose" è la sua opera più conosciuta.
Un anno difficile, quello che seguì alla sua acclamazione a gonfaloniere (sindaco dei giorni nostri): l'aura popolare favorendo il nome del Guadagnoli, egli fu chiamato a reggere il patrio municipio in tempi difficili per la Toscana (ndr.: 13 gennaio 1849), e poco dopo pericolosi per Arezzo, nelle cui campagne
minacciava di sorgere la guerra civile. Lo attesero gli Aretini alla
porta urbana, che tornava di Cortona, e con sinfonie, lumi ed applausi
lo riceverono... (da "Della vita e delle poesie di Antonio Guadagnoli" di Girolamo Mancini - 1858)
È il 22 luglio del 1849.
L'Eroe
dei due mondi sta ripiegando con i suoi seguaci dalla strenua difesa di
Roma e si ferma alle soglie della città sulla colle Santa Maria. Arezzo
è difesa da truppe borghesi della guardia nazionale e da un drappello
di soldati austriaci, non più di una novantina, messi lì a guardia dei
magazzini. Antonio Guadagnoli nega l'ingresso ai garibaldini per non
indispettire l'Austria. Per Garibaldi si tratterebbe di facile impresa
ma scorge sulle mura anche le milizie aretine e per evitare scontri
fratricidi preferisce inviare Ugo Bassi a trattare la resa della città.
Il Guadagnoli [...] raduna nella
sala del municipio i consiglieri più ligi al governo vigenti, e li
tiene avvisati che le schiere del Garibaldi sarebbero entrate in città
per saccheggiare e bruciare; che bisognava non permetter loro l'entrata,
potendo esser quella una ragione gravissima di trarsi addosso gli
austriaci che avrebbero fatto di loro il più esecrabile scempio (da "Vita di Giuseppe Garibaldi" Di
Giuseppe Da Forio - 1862). Consiglio
pauroso e bugiardo secondo il biografo di Garibaldi. Tant'è che i cittadini serrano le porte.
Qui
fonti diverse e opposte danno seguito diverso allo stallo della
trattativa: da una parte si racconta di come gli aretini nel buio della
notte portarono un ristoro tanto segreto quanto riconciliante alle
truppe del Generale. Dall'altra si narra di come Garibaldi, muovendosi
spontaneamente alla volta della valle del Cerfone, dovette spedire la
cavalleria per difendersi da una colonna che gli si era mossa contro da
Arezzo.
Non c'è traccia di spirito anti-risorgimentale nella
poesia di Antonio Guadagnoli. E forse è anche per questo che ancora
oggi non sono poi così chiare le ragioni che lo indussero ad ostacolare
il procedere di Garibaldi.
Voi che ne pensate?